Il condominio – James G. Ballard 3 Dicembre 2015 – Posted in: Distopici

IL CONDOMINIO

James G. BALLARD

FELTRINELLI

L’uomo nel corso dei millenni ha imparato a dominare i suoi impulsi ma resta  pur sempre un animale. Cosa serve per riaccendere quel frammento sopito di dna?

Un grattacielo o, se si preferisce, un condominio, nei pressi della City, a Londra, tanto pieno di servizi e comodità che si potrebbe non avere mai bisogno di uscire da esso, ma spento dal punto di vista relazionale. Mille appartamenti, quaranta piani in tutto, diviso in zone di élite e ghetti: i più abbienti stanno in alto, toccano il cielo, gli altri, in base alle disponibilità economiche, occupano via via i piani inferiori. E’ un’oasi di pace e tranquillità, almeno in apparenza, in cui classi sociali diverse possono convivere in armonia e benessere. In fondo non manca niente: dal supermercato alla piscina, dalla banca alla palestra, dalla scuola al campo da squash. Ma basta poco per rompere questo delicato equilibrio. Un semplice inconveniente tecnico, un black out che isola alcuni piani intermedi e, nel buio circostanziato ma che a intervalli sempre più brevi torna e ingoia pian piano tutta la struttura, l’abbrutimento può cominciare. In un primo momento solo scaramucce tra vicini, ma presto la situazione degenera. Senza il bisogno di uscire dall’edificio, i condomini retrocedono a una sorta di condizione infantile, sembrano bambini abbandonati dai genitori, ma la guerra che si dichiarano l’un l’altro è vera e violenta, gli stupri sanguinosi, gli omicidi senza rimorsi: i veli etici che li distinguono dalle bestie cadono ad uno ad uno.

La struttura sociale che si viene a creare all’interno dell’edificio si trasforma più volte, si evolve, senza mai trovare una forma precisa e, infine, collassa. Le scaramucce diventano aperti conflitti, sorgono le barricate tra i piani, la sopravvivenza diventa un gioco al massacro, la conquista dei piani superiori un obiettivo per elevarsi socialmente.

Il declino del grattacielo è inesorabile e procede di pari passo con il regresso umano.

Ballard apre uno squarcio nel velo del tempo e ci mostra la visione di un futuro post tecnologico. Forse la narrazione a volte cala di tensione, la struttura narrativa a tratti dà la sensazione di avvolgersi su se stessa, ma con un disincanto spiazzante l’autore ci conduce lungo i corridoi più tetri dell’animo umano. Senza la presunzione di insegnare una morale precisa ma solo con l’intento di mostrare l’evidenza, ‘Il condominio’ potrebbe essere l’anello di congiunzione tra ‘Il signore delle mosche’ di W. Golding e ‘Cecità’ di J. Saramago.

Consigliato? Sì.

Recensione di David