Arancia meccanica – Anthony Burgess 28 Aprile 2020 – Posted in: ----, Distopici, Narrativa straniera

ARANCIA MECCANICA

Anthony Burgess

Einaudi

In un presente futuristico ma molto, molto simile all’Inghilterra degli anni Sessanta (e nello specifico Londra) la società civile è al collasso, martoriata da una cultura sempre più povera e priva di interessi: tutto è grigio e umido, il lavoro è nient’altro che fatica e la vita un circolo che appare vizioso. Le bande urbane la fanno da padrone e diffuse delinquenze di ogni tipo riempiono le strade. In tutto questo sguazzano Alex e la sua ghenga, dediti a droghe e abusi ottusi e fini a se stessi. Ma Alex è un malvivente atipico, colto e amante di Shakespeare e Beethoven: il suo linguaggio è ampiamente superiore alla media, così come le sue doti di capogruppo. Purtroppo, le angherie che perpetra non sono per attirare l’attenzione: a lui piace quel che ha scelto di fare.

Il linguaggio è il primo ostacolo di un romanzo come questo, nonché l’unico ausilio per non rimanere sopraffatti dall’orrore compiuto dai protagonisti. Come nella serie del commissario Montalbano, tutto è raccontato in un peculiare dialetto senza il quale non si può comprendere il testo. Superato questo, si troverà l’autodistruzione dei giovani che non sentono d’avere uno scopo (così oggi come quelli degli anni Sessanta in cui è stato scritto il libro), le promesse e i palliativi della stessa società che ha contribuito a che lo scopo mancasse, e la questione ancora senza una risposta chiara: è meglio essere buoni per induzione, o è preferibile essere malvagi per scelta?

Man mano che la lettura prosegue, nonostante il protagonista sia un balordo che si potrebbe facilmente bollare come sadico, ci si ritrova persino a simpatizzare per lui. Ma si può essere simpatici e al tempo stesso malvagi fin nelle viscere?

A voi il giudizio. Con la preghiera: non abbandonatelo dopo le sole prime dieci pagine.

Consigliato? Assolutamente sì!

Recensione di Alessandra